EDITORIALE
ITALIAN NEWBROW
Un progetto in divenire
di Ivan Quaroni

Il nuovo Pop globale è il linguaggio della contemporaneità perché riassume elementi tipici di tutti i codici massmediatici: la funzionalità comunicativa del design, la persuasività dell’advertising, la spettacolarità del cinema, la semplicità dell’idioma televisivo, la convergenza degli immaginari fantastici e fantascientifici del fumetto e della fiction e molto altro ancora. Tutti strumenti che permettono il più alto grado di trasmissione del pensiero e alla maggiore velocità.

(Paolo De Biasi, Exercise n. 158)
Generalmente, quando si usa il termine Neopop, si è portati a pensare che vi sia una sorta di rapporto o di legame con gli artisti dell’arte Pop storica. Niente di più sbagliato. L’arte Pop tradizionale, infatti, era espressione di un particolare tipo di società, quella del boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta e della nascita del consumismo.

(Eloisa Gobbo, Siamo Stati Uniti)
La seduzione per la merce e l’oggetto di consumo, la fascinazione per i brand delle corporate, il gusto per le immagini più banali della pubblicità non sono più, o non solo, l’oggetto di questa nuova tipologia di arte Pop, che abbraccia, invece, una varietà pressoché infinita di temi e figure, essendosi sviluppata nel contesto di quel mondo connesso e globale sorto in seguito alla diffusione planetaria di Internet, avvenuta a partire dal 1992. Un mondo che ha favorito l’estensione orizzontale della coscienza e della conoscenza e che ha aumentato a dismisura le possibilità di contatto e d’innesto tra culture e linguaggi differenti.

(Vanni Cuoghi, Tre pensieri di primavera)
Il Nuovo Pop è la forma d’espressione artistica più globalizzata e universale che l’arte conosca, poiché affronta in modo semplice e diretto temi e questioni comprensibili a chiunque. Ciononostante, questa lingua capillarmente diffusa assume tratti diversi secondo i contesti in cui si sviluppa. Il Neopop nipponico, ad esempio, si distingue da quello lowbrow californiano, così come quello italiano si distingue da quello della nuova ondata cinese. L’artista nepop si conforma alla massima Think globally, act locally, cercando di interpretare lo spirito della cultura globale e conservando, allo stesso tempo, le caratteristiche specifiche di stile e di temperamento del luogo d’origine. È un concetto, questo, che dimostra il potenziamento percettivo al quale siamo oggi sottoposti e che dischiude le porte ad una nuova categoria antropologica e gnoseologica, quella libera e disincantata del surfer, capace di stare, all’occorrenza, dentro e fuori i confini della realtà ordinaria, in equilibrio tra le infinite ricchezze del mondo concreto e la miriade d’informazioni e suggestioni del web. Altro che Genius loci. Ma c’è di più, questo Nuovo Pop è una forma di cultura superiore non solo perché è estremamente comprensibile e capillarmente diffusa , ma soprattutto perché è eccitante.

(Giuseppe Veneziano, Olivia)
Come scrive Franco Bolelli in Cartesio non balla, “Niente funziona davvero se non è eccitante. Sì, la bellezza estetica, l’intelligenza, lo stile, i messaggi etici, sì, sono tutte gran belle cose: ma tutta questa roba non muove un filo di vento se ad animarla non c’è un’abbondanza di energia e di slancio”.

(Giuliano Sale, Vicino al lago)
E poi ancora: “se la cultura pop è definitivamente superiore, non è semplicemente perché è più energetica, più divertente, più sexy, più comunicativa, più globale. […] No, se la cultura pop è definitivamente superiore, è perché essa – innanzitutto quella più avanzata – sta creando nuovi valori, più pieni, più abbondanti. […] Toglietevi allora dalla mente che il pop rappresenti la perdita o la deriva di senso (dannata dalla cultura ufficiale, beatificata dal postmoderno). Qui non stiamo affatto parlando di Andy Warhol né di disco-art-fashion, artefatta degenerazione dell’energia pop. La più inventiva cultura pop è mille volte più ampia e più coraggiosa di quel minuscolo microcosmo concettuale che ruota intorno a deturnamento, simulazione, estetizzazione del banale”.

(Michael Rotondi, Who's Frank, the dog of love)
Insomma, questo nuovo Pop implica, evidentemente, una diversa relazione col mondo, basata su una nuova fisiologia della percezione e della conoscenza. Qualcosa che, in sintesi, non ha nulla a che vedere con il Pop cretino e superficiale del trash nazionalpopolare. Prima di tutto perché esce dagli schemi della logica binaria alla quale siamo abituati, quella delle fedi religiose, partitiche, calcistiche e culturali che ci vincolano, obbligandoci a una cecità esistenziale davvero innaturale. Mi riferisco, ovviamente, alle scelte forzate tra destra e sinistra, tra spiritualità e ateismo (e poi tra religioni), tra cultura alta e bassa, tra chic e trash, tra tecnologia e tradizione, tra pesantezza e leggerezza, tra economia ed ecologia, tra slow food e fast food, tra sesso e castità.

(Massimo Gurnari, Ducati)
Il surfista pop scivola sulla superficie del mare magnum esistenziale, pescando in profondità solo laddove è necessario o utile o divertente. Non si tratta di relativismo culturale o di “pensiero debole” o, ancora peggio, di indifferenza. Al contrario, è un comportamento che esalta le capacità creative dell’individuo e la sua disponibilità a connettersi con differenti realtà, prendendo da ciascuna solo ciò che è buono e scartando ciò che è inutile o dannoso. In definitiva, ciò che, in mancanza d’altri termini, viene oggi definito pop, è un’attitudine responsabile, che implica una capacità di autodeterminazione estetica, spirituale ed esistenziale profondamente vitalistica, al cui confronto il bergsoniano elan vital sembra il rantolo di un tisico.

(Fulvia Mendini, Gastone)
Artisti come Giuseppe Veneziano, Vanni Cuoghi, Michael Rotondi, Paolo De Biasi, Eloisa Gobbo, Giuliano Sale, Fulvia Mendini, Massimo Gurnari rappresentano un frammento di questo contemporaneo Pop italico, di questo Spaghetti Pop, per rubare la definizione del nostro migliore cinema western, che non è identificabile e circoscrivibile entro i confini di uno stile unitario, ma è anzi aperto a tutte le espressioni comunicative e vitali dell’arte, con la sola eccezione delle espressioni concettuali più criptiche, quelle hanno la pretesa di custodire elevati, quanto complicati, messaggi. Per esse vale la risposta di Woody Allen a un giornalista che gli chiedeva quale fosse il messaggio della sua ultima opera: “se avessi voluto mandare un messaggio, mi sarei recato al più vicino ufficio postale”.

(Elena Rapa, Una fantastica sorpresa)